mercoledì 7 marzo 2012

Blade Runner e la Pan Am

Ora qui si apre un dibattito.
Blade runner è davvero un film così profetico come si dice in giro? Qualcuno pensa di si, qualcuno pensa di no.
Come in entrambe le cose mi sa che han ragione tutte e due le parti.
La soluzione stà in questo video (che per lo scopo potete benissimo guardare senza audio).

Ai minuti 0:55 e 1:34 scorgerete, mentre appare sui maxischermi di questa città fantascientifica, un logo...che è quello della  Pan Am.
"Che ce ne frega a noi?!" direte...e mo ve lo spiego.

La Pan Am era una compagnia aerea americana nata nel 1927 e defunta nel 1991.
Ed era pure tra le più fique compagnie! (mi chiedo solo se nel 1927 ci fossero già gli aerei di linea!)

E qui gli scettici potrebbero saltar fuori e dichiarare alla stampa "Noi lo avevamo detto! Niente di quella pellicola è profetica! Nel 2019 saremo ancora tutti nelle nostre belle utilitarie e la cosa più vicina ad un replicante sarà il CiccioBello che piscia!".

In effetti sarebbe anche da pensarla così, contando che BLADE RUNNER, stò film fantascientifico parecchio parecchio strano, sia stato prodotto nel 1982, periodo in cui la nostra defunta Pan Am era ancora rigogliosa, e svolazzante nei cieli del mondo! (e chissà quanto ha pagato per far mettere quel logo nel film!)
C'è da ricordarci che il filmozzo è ambientato nel 2019! Tra 7 anni!

Ebbene, cari amici, stò per svelarvi il segreto del mondo! BLADE RUNNER è davvero profetico!
Perchè quel logo (che nel video sopra si vede cacca, ma nel film si vede molto bene!) non si riferisce mica alla compagnia aerea! NoNo cari amici!!

Da gennaio 2012 su Fox è stata lanciata una nuova serie teleschifa intitolata........attesaattesaattesaattesaattesaattesaattesaattesaattesa PAN AM!

Quindi, cari amici, quei Maxischermi del futuro non parlano manco per niente della compagnia Aerea! Bensì del film, sequel della serie televisiva ora in onda!

C'avevano ragione i complottisti stavolta! AHAH! Mò vediamo cosa ci dice Paolo Attivissimo Il Sommo Cicapiano!




  «Io ho... visto cose che voi umani non potreste immaginarvi.. navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi Beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
E' tempo di morire»

In ogni caso..anche se nol 1019 ci troveremo ad avere nelle sale il Film sulla Pan Am lo saprà solo uuna piccola parte dell'umanità.

Nel 2012 sopravviveranno solo gli scout, Bear Grills e Chuck Norris.

martedì 6 marzo 2012

Allegramente!

Taaa daann!!!
La torta dell'allegria! (o perlomeno quello era il proposito!)
la ricetta è supersuper segreta! non si può dire a nessuno!
Però guradate un pò che risultato!!!
pre-torta


torta cruda

Mucchietto di colore

Torta colorata cotta!

Ora so fare pure le torte più belle del mondo!
Sono io la Boss delle torte!

venerdì 2 marzo 2012

Animamente

Ho finito un libro e ho una lettera da scrivere.

Il libro era perfetto in ogni dettaglio e la lettera dovrà esserlo.

Ieri è morto uno che di parole e testi ne sapeva. E' morto e l'ultima cosa l'ha registrata il giorno prima di morire, credo.
Uscirà il 6. Due giorni dopo che la terra che lo ha partorito se lo sia ripreso. Ora, è strano affidare la propria storia ad una cosa che si chiama Marta. Perchè è di per sè improbabile che un insieme di uomini possa nominarsi Marta. Una bambina che gioca in una fabbrica dismessa. Sui tubi.

La lettera sarà per la mia anima sorella, e quindi avete ben presente che le parole da scrivere non si troveranno. Perchè hai ben poco da cercare parole che diano voce a quella cosa che ogni tuo muscolo, ogni tua cellula percepisce, crea, regala, riceve.

Di norma con la mia anima sorella io canto. E non serve altro. La mia anima sorella ci mette le note, l'attacco; io completo quello che crea, ci metto del mio, che non è granchè, ma se non ci fosse non sarebbe.
Farlo con lui è sicuro. La certezza della poesia a venire.

Possiamo non sentirci per mesi, per anni. Ma sarà sempre come l'esserci lasciati da qualche ora.

E allora che bisogno c'è di scrivere parole? C'è la necessità di un nuovo inizio. Un pò come rasarsi i capelli o bucarsi le orecchie per riscoprire la ribellione dei miei 16 anni.

giovedì 1 marzo 2012

Ripetutamente

Ho dei rituali. Esatti.
Ossia faccio alcune cose sempre allo stesso modo.
Alcuni da sempre, altri da molto tempo, altri ancora da ben poco, e restano quelli che ho in mente di inaugurare ma chissà se poi non è che.

5 biscotti ripieni di confettura di mela per colazione. La bevanda è per forza thè. Il latte non posso più.

Il caffè lo bevo solo se lo zucchero sciolto dentro proviene da una bustina aperta strappando con un unico gesto, ed interamente, uno dei due lati corti. Altrimenti cambio bustina. Se sono cucchiaini di zucchero sono sempre due e mezzo. ze zono zollette è una, ma appoggiata sul cucchiaino finchè non si impregna di caffè, e, arrendendosi al liquido, si frantuma in mille cristalli a precipitare nel baratro oscuro del liquido sud-americano.

A pranzo il tovagliolo lo piego sulle ginocchia sempre allo stesso modo. Prima lo stendo, e piego il lato più vicino al corpo fino a raggiungere la metà del tovagliolo. O così, o niente tovagliolo.

Se riesco metto nel piatto una pietanza alla volta. Se non è possibile ho la reale necessità di tenere separati i diversi cibi.

Quando lo vedo, il primo bacio che do a S. è come quello dei bambini, premuto, schiacciato, intrappolato, quasi a far male ai denti. Gli occhi stretti, senza far passare un filo di luce.

Ho due modi per abbracciare le persone. Il primo: braccio destro in alto, quasi ad accarezzare la nuca di chi abbraccio, e il braccio sinistro incastrato tra il suo busto ed il suo braccio destro. Appoggio la testa sulla sua spalla destra. Perchè è l'abbraccio più sicuro. Puoi anche lascirati andare, svenire, cadere, in un abbraccio così. Questo però è solo per le persone speciali.

Il secondo, è semplice. infilo le mie braccia sotto le braccia altrui. Come fossero dei ganci. Questo lo uso solo con chi ha bisogno di sentirsi qualcuno vicino. E' l'abbraccio che ti tiene in piedi. Questo è il suo nome "titieneinpiedi".

(esiste anche un terzo abbraccio. Ma è per una sola persona. Ed è un lasciarsi abbracciare. Perchè, a tutti gli effetti, mi rannicchio come un bimbo nella sua culla, testa girata a destra a farmi coccolare).

Giro le pagine accarezzandole, esattamente come faceva la mia maestra alle elementari. Ho imparato quel gesto in quinta elementare. Mano aperta, dita larghe. Solo pollice e indice che scivolano ad accarezzare la carta, sentirne lo spessore, in un modo che solo un ballerino potrebbe coglierne l'armonia.

Fotografo le lettere che risesco a scrivere perfette. In tutta la mia vita mi è riuscito quattro volte, di lasciare segni d'inchiostro perfetti. Una "E" maiuscola, una "A"minuscola e due "S", che per me non variano tra S ed s.

Resto interi minuti a guardare come le mie mani cambiano atteggiamento dopo aver laccato le unghie.  Vanità di vanità.

Disolgo lo sguardo dalle mascelle inferiori sporgenti.

Per addormentarmi devo incrociare i piedi. Il destro sotto.

Non bacio nessuno appena sveglia.

Non pettino mai i capelli. Ma me li lascio pettinare quando sono molto stanca. Per addormentarmi.

Chiedo scusa. Praticamente sempre. Meglio una volta in più che una in meno.

Annuso tutti i libri che mi capitano tra le mani.

Se regalo un libro, scrivo la dedica sulla prima pagina bianca.

Se mi viene regalato un libro senza dedica, lo metto a decantare un mese sulla mia mensola. Senza dedica è regalato tanto per.

Sono i gesti. Esatti. Precisi. E quello che si portano addosso. Ricordi. Significati. Pensieri. Sopratutto Motivi.
E' la mia musica.
C'è chi ha il ritmo delle note, chi lo scandire della metrica delle parole, chi la velocità dei passi, alcuni l'intendità della voce. Io ho gesti. E il peso che hanno.

Stupirsi di tutto.

Ho perso una rosa. Anzi, da sola si è persa la mia rosa. Torno ad essere una volpe selvaggia.

mercoledì 29 febbraio 2012

Paesello, 29 febbraio 2012

Ciao Elisewin,
come te la passi? Adesso che sei guarita ti va tutto a gonfie vele immagino! Come sta Adams, o forse Thomas? L'hai più visto? Non ti preoccupare, la storia dell'impiccagione non se l'è bevuta nessuno. Di certo starà cercando città sperdute in Africa, o in India! Magari si è mischiato con gli uomini Blu per non farsi trovare da nessuno di noi.
Ho provato a scrivergli, una volta.

Alla fine, Padre Pluche l'ho trovato. Non è cambiato affatto. Se ne stà li, nella canonica della sua nuova parrocchia, e, puntuale, alle 6.30 del mattino comincia la giornata scrivendo una delle sue preghiere. Me ne ha regalate un paio. Le rileggo, ogni tanto. Così lentamente che a volte non ricordo più la sequenza delle parole.
Non è una vera parrocchia, non è neppure più prete. E' una cascina persa nella brughiera. La chiama Canonica. La chiama Parrocchia. Nonostante tutte prete era e prete resterà.

Dira non è cambiata affatto. Lei semplicemente non cresce. Lei è. Non ci puoi fare nulla. Lei è, ne sa più di noi, ed è questa la cosa che non puoi cambiare.

Io me la passo bene, ormai i miei capelli sono diventati lunghi e non ho alcuna intenzione di tagliarli. Ho ricominciato a cantare. E ho comprato anche una maschera nuova! Ha un sorriso bellissimo, dolce e sognante. L'ho fatta fare pensando a te. Cosa non facile, visto che il tuo volto l'ho solo immaginato.

Vivo la vita per un uomo. E per dei ragazzini che forse non sanno neppure che esisto, visto che non mi vedono mai. Il resto non è più niente. Niente amici, niente chiacchere. Sorrido, scrivo a te e anche questa giornata passerà.
Credimi, forte Elisewin, la mancanza degli amici è la peggiore solitudine!! Altro che la tua! Tu avevi ancora cose da immaginare anche solo guardando quegli uomini alati. Seppur disegnati ti davano la speranza di conoscere uomini che, finalmente, non facessero più male. E avevi ragione!

 Alla locanda, alla fine, hai trovato noi.

Io credevo che gli uomini non facessero male. Credevo che si potesse essere amici di tutti, che bastasse un sorriso per essere felici.

Delle tre cose in cui credevo solo l'ultima è una fede certa, ma che senza le precedenti non può sussistere. Allora sorride la nuova maschera che ho comprato. Sorride al posto mio.

Gli uomini, gli esseri umani, noi, sanno far male in ogni modo possibile. Ogni dono che il destinatario delle lettere di Padre Pluche ha fatto loro diventa un arma con cui sferzare colpi mortali.
E sempre ti lasciano li a sanguinare.

Guardano tutti a Madre Teresa, che non sò se conosci, ma in realtà somigliano di più a Mr.Nick. Ma la cosa divertente, mia dolce Elisewin, è che sono convinti di essere pari a quella donna di Dio. Padre Pluche avrebbe parecchie cose da chiedere loro. Ne sono sicura.
Io? Io non sono niente. Non sarò mai niente. E apparte questo ho in me tutti i sogni del mondo. Madame Devierà sarebbe fiera di me.

Elisewin, le persone sono diventate cattive. Ti levano il saluto senza una ragione. E io, che non dimentico mai una faccia, ne soffro. Muoio dentro ogni volta.

La cosa davvero strana, che potrebbe entrare a pieno titolo nell'enciclopedia di Bartleboom, è che per ogni Santo, o presunto tale, nella stessa persona esiste un Mastro inquisitore degno dei più alti tribunali medievali. Quelli dei processi sommari, delle imputazioni fasulle e assurde.

Ma giustamente, a loro onore e gloria.

Alti altari delle loro chiese Cattoliche. Digiuni pubblici e scudi di fede. Padre Pluche gliela scriverebbe una bella lettera al Creatore per spiegargli come stanno qui le cose. Se solo le vedesse. Ma meglio per lui che se ne stia nella brughiera, nella sua parrocchia senza Chiesa.

Elisewin, non ci tornare qui nel Paesello, che le cose vanno un pò a rotoli.
Piuttosto cerca Thomas, cerca Adams. Lui è destinato a te quanto tu a lui.
 Ho come l'impressione che ancora una volta sia vostro compito ricucire le pareti del mondo.

Plasson comunque, mica la smette di dipingere il mare con il mare. La cosa bella è che adesso stà a Londra. Ha scritto libri per un pò. Ha annunciato, con un articolo sul Guardian che ha smesso. Ora fa il copista.
Il copista di persone. O almeno ci prova. Si fa chiamare Mr. Gwyn. E non so come finirà.
Però è certo che anche a lui, manchi. Anche lui mancano gli amici. Parla con una signora anziana, morta il mese scorso.
Vorrei conoscerla anche io. Potrebbe salvarmi dalla solitudine.

Mia cara Elisewin, sorridi e scivola per i tuoi giardini senza spigoli. Quando deciderai di portarmi a vederli, scrivimi prima. Dovrò salutare delle persone.

Grazie...
Tua per sempre.

martedì 28 febbraio 2012

La Sbrisa e la caccia al Lavoro

Nel Paesello la vita corre, scorre, soccorre...se ne parlava ieri col Porseo...e naturalmente visto che il tempo si evolve come un Pokemon e l'evento si avvicina (prima o poi intendo) è necessario e d'obbligo, trovare un lavoro decente.
Ora...come può una folletta Sbrisa risolvere la questione? Si attiva, e comincia a correre per le vie del paesello, guardando la gente con aria indifferente, e si ferma ad ogni negozio/ufficio/Agenzia ad appioppare curriculum.
Finalmente una telefonata!!

UAU! Un'agenzia immobiliare vuole chiaccherare con me! Dice che sono perfetta, che han visto i l mio curriculum, vogliono offrirmi del tea e vedere quanto sorrido! Andiamo!

Mi parlando di affitti, di giornate all'insegna dello spasso per le vie del paesello, di contratti d'affitto da 500€ che mi frutterebbero 1800€ mensili. Chiedo ulteriori spiegazioni. 500€ di cotnratto d'affito che mi frutterebbero 1800€ mensili. Chiedendomi come sia possibile, sorrido. Sorrido così a lungo che mi fanno male le guance...il tea non arriva. Contratto di collaborazione alias ti do le provvigioni e nient'altro. Sorrido, stringo mani, sorrido, giro le spalle ed esco.

UAU! una libreria cerca libraia/o part-time! Chiama subito Folletta Sbrisa! Questa è la volta buona! Non ti attira un lavoro tra i libri, a respirare odore di carta, e a rivoluzionare continuamente scaffali? Si. Diamine.
Telefona, Folletta Sbrisa, è un'ordine!
"Si pronto?"
"Si buonGiorno, sono Folletta Sbrisa..ho saputo che state cercando personale per un lavoro part-time!"
"Eh..beh..si..ma, Scusi, Lei come lo ha saputo!"
"Mah, il passaparola!"
"Ah, capisco...beh, venga lunedì prossimo con il suo CV che ne parliamo".

Lunedì mattina.
sgeeeeeeeeeeeek (porta che si apre)
"Buongiorno, sono Folletta Sbrisa! Ci siamo sentiti al telefono, ricorda? Avevamo un appuntamento per questa mattina!"
"Certo che ricordo! La sua voce così allegra mi è rimasta impressa! Si accomodi! Insomma..vediamo questo CV...mh mh...lei quanti anni ha?"
"24"
"Già, leggo qui, 24 anni...beh ma lei ha un CV di tutto rispetto Signorina."
"Grazie! -sorridi Sbrisa, sorridi! Che il tuo sorriso non se lo dimentica mai nessuno! Sorridi!-"
"Però mi dispiace, non so come dirglielo...mentre eravamo al telefono, settimana scorsa, io stavo già firmando quel contratto! Però se vuole abbiamo la possibilità di farle un contratto a chiamata".
"Capisco...guardi...io stò cercando qualcosa che dia una certa sicurezza, o almeno, se non uno stipendio umano, almeno la certezza di avere delle referenze per accendere un mutuo"
"Ah...come mi dispiace Signorina! Però le prometto che se avremo bisogno Lei sarà la prima ad essere contattata".
"Grazie! arrivederci."

E così, Folletta Sbrisa, è di nuovo a passeggio, per le strade del Paesello, sognando di avere una casa propria dove rientrare la sera, per cucinare delle buone minestre al folletto S., per riposare finalmente in un letto con il baldacchino, e poter continuare, per sempre, a sorridere, consegnando la sua storia a sconosciuti.


E la saga continua...

 

 

martedì 14 febbraio 2012

Glòsòli, accenti al contrario.

Ci sono momenti, piccoli attimi, che possono stupirti solo alle 7 del mattino.
Quando ti svegli da una notte immobile. Quando passi distratta davanti allo specchio, una, due, tre volte. Alla quarta finalmente lo guardi, lo specchio. Quasi non ti riconosci, e la cosa ti fa un pò sorridere.
Ti tornano in mente le mezz'ore che da adolescente passavi davanti allo specchio per cercare di capire perchè in un mese il tuo corpo era completamente cambiato.
E tutto questo in un attimo. Che a scriverlo e descriverlo sembra un'eternità, ma in realtà è un attimo; un battito di ciglia; lo schiocco delle dita; il cucchiaio che sbatte sulle pareti della tazza mentre sciogli lo zucchero del té; quando aspetti il frastuono che farà quel bicchiere mentre precipita verso il pavimento.
Attimi.
E in quell'attimo noti la differenza tra il fuori, ed il dentro. Tra l'esterno e l'interno. Tra la pelle e le viscere, tra la scatola ed il regalo, tra la voce e le parole, significante e sigificato, tra l'inchiostro e o scritto. Tra il tuo volto e il tuo pensiero. Tra quello che sanno gli altri di te, e ciò che tu sai di te stessa.
Tra i segreti che porti nel cuore, che nessuno potrà mai indovinare, e ciò che gli altri sanno. O sono convinti di sapere. E ancora sorridi.
Perchè qui nel paesello la gente giudica. Giudica forte. Giudica tutto e tutti. Giudica le tue parole e giudica persino il tuo silenzio.
Ecco cos'ha di positivo la città. Non c'è tempo da perdere nel giudicare gli altri.
Sorrido, perchè per quanto la gente possa darmi soprannomi, consigli sbagliati, credersi migliore, io ho ancora i miei segreti.
Ho ancora la mia fatica.
Ho ancora la mia enorme gioia delle cose semplici. Ho ancora dalla mia parte lo stupore dei bambini.
Non sono brava in niente. Probabilmente non lo sarò mai.
Non ho più amici, di quelli che ti invitano la sera a bere, alcuni si sono persi nelle loro discussioni cattive, altri nei loro affari di cuore, altri semplicemnte "non hanno tempo" (di certo sono quelli che vivono in città).
Ho un'amica che mi invita a pranzo.
Ma nessuno sa la fatica. Nessuno sa la gioia. Nessuno sa la solitudine. Nessuno sa la rabbia. Nessuno sa la disperazione. Nessuno sa.
E nonostante questo continuo. In silenzio. A traballare nella vita. Ma quel che più importa sorrido.




(fuori).